Storia

Le origini del comune di Santo Stefano Ticino non sono chiare. Si pensa comunque che un primo nucleo di cascinali si sia sviluppato verso la fin del XII sec. intorno ad una cappella che sorgeva isolata nella campagna.

Alla fine del XIII sec. Goffredo da Bussero nominò anche la cappella di Santo Stefano Ticino fra le chiese che facevano parte della Pieve di Corbetta.

Nel 1275 uno dei conti Borri, Guglielmo, ottenne gran parte delle terre di Corbetta e Santo Stefano per i servizi resi a Ottone e Matteo Visconti.

In questo periodo Santo Stefano aveva già una sua fisionomia e una struttura prettamente difensiva come la maggior parte dei cascinali e dei borghi medioevali. Al XV sec. risale un documento scritto nel quale a Santo Stefano: si tratta di una lettera scritta da Franchino Caimi, precettore di Ludovico il Moro, al suo signore da Santo Stefano.

Durante la dominazione spagnola il paese si sviluppò notevolmente e nuove costruzioni, per la maggior parte con funzione difensiva, sorsero intorno al nucleo più antico.

Risale al 25 settembre 1610 un atto notarile che testimonia la volontà del Cardinale Borromeo di rendere Santo Stefano indipendente dalla parrocchia di Ossona.

Nel 1650 Santo Stefano, fin allora un feudo di proprietà privata, comprò la propria indipendenza per 1.200 lire milanesi, ma circa venti anni dopo, nel 1672, dovette rinunciare alla propria libertà a causa degli ingenti debiti e tornò ad essere un feudo dei Borri.

Notevole fu anche l’influsso della famiglia degli Aliprandi che qui tennero feudo durante il XVIII sec., facendo costruire anche un palazzo residenziale (oggi distrutto) che è ancora visibile nel Catasto Teresiano. Nel 1787 furono aperte due scuole per bambini dai sette ai dodici anni.

All’inizio del XX sec. fu fondato il centro ricreativo “La Concordia” su iniziativa del parroco don Angelo Venegoni; dopo qualche anno furono costruiti la chiesa nuova e l’asilo. Nel 1930 iniziarono a funzionare anche le scuole elementari e medie, costruite una decina di anni prima.